Il seme cattivo, thriller psicologico di William March

scritto da @valscss

Il seme cattivo (The Bad Seed, ora tradotto I semi del male) è un romanzo del 1954 di William March, pubblicato solo un mese prima della morte dello scrittore. Nel 1956 è stato tratto anche un film diretto da Mervyn LeRoy.

locandina del film del 1956

In una cittadina americana vive la giovane Rhoda Penmark, una graziosa bambina dagli occhi e capelli castani, che tiene raccolti in due trecce. Abita in una lussuosa villa, circondata dall’amore dei genitori: Christine, donna semplice dal passato sofferto, spesso tormentata da incubi riguardanti la sua infanzia, e Kenneth, un militare in procinto di partire per il lavoro.

Durante l’annuale festa della scuola elementare che Rhoda frequenta, un bambino, Claude Daigle, muore annegato. In seguito ad alcune circostanze, si viene a scoprire che l’ultima persona vista assieme a lui è proprio Rhoda.

Le vicende si svolgono quasi sempre all’interno, nel salotto di casa Penmark. La scrittura di March è talmente vivida da permetterti di dipingere alla perfezione i volti e le espressioni dei protagonisti, in particolare quelle di Christine, soprattutto quando inizia ad esprimere il dolore per il sospetto della propria figlia. Rhoda, del tutto diversa dalla madre, mostra sempre disinteresse nei confronti delle persone a lei vicine, segno che qualcosa in lei sicuramente non va. Ha modi fini, precisi e genuini agli occhi dei più, ma osservata con gli occhi di chi la conosce davvero, cioè sua madre, appare spesso artefatta e quasi egocentrica.

“capisco quali sono i sentimenti che provi, tesoro mio”
Rhoda infilò a posto un pezzetto di intarsio; poi, alzando gli occhi, disse in tono di sorpresa:
“Non capisco di cosa parli, mamma… Non provo proprio niente”

Uno degli aspetti più innovativi della scrittura di March è il ribaltamento della prospettiva del bambino dipinto come creatura amorevole e innocente, che qui ci viene invece presentato come un mostro che racchiude dentro di sé la mancanza di emozioni e di empatia.

Alla base del romanzo c’è sicuramente una critica di fondo alla società. Rhoda è nata in una famiglia borghese, condizione privilegiata che le consente di risultare sempre innocente agli occhi degli adulti. March ci mostra l’incapacità di queste persone di andare oltre le apparenze, oltre alla loro condizione di cecità. Ne sono un esempio la vicina di casa Monica, che adora la bambina e non si accorge quando finge di provare ciò che non prova, e il padre di Christine, che pur cosciente del fatto che nella bambina “manchi” qualcosa, non riesce ad accettarlo fino in fondo, perché ammettendo i problemi della nipote rischierebbe di mettere a repentaglio la sua reputazione di scrittore e uomo di successo. E in generale, anche la felicità della sua famiglia.

precedente edizione del libro

Gli unici a vederci chiaro sono Leroy, il giardiniere, uno dei pochi che riesce ad andare oltre l’apparente innocenza della bambina, e la madre di Claude, Eufemia, consapevole che il figlio morto non sarà mai al livello di Christine e della sua famiglia.

Altra particolarità di questa storia è il racconto di un dramma che, a parte Leroy, avviene in totale assenza degli uomini. La madre di Claude non viene compresa dal marito così come Christine non viene ascoltata dal padre. Sono entrambi troppo impegnati in altri affari per accorgersi che le loro donne stanno soffrendo.

La madre di Rhoda affronta un grosso conflitto interiore: da un lato è spinta dal desiderio di proteggere la figlia, mentre dall’altro è terrorizzata dalla sua prossima mossa. È una donna posata, elegante e controllata, che raggiungerà il limite di sopportazione quando verrà a conoscenza di un segreto che suo padre non le aveva mai rivelato.

Si è discusso molto sul finale, che ha lasciato molti con l’amaro in bocca. Senza fare spoiler, ovviamente.

Il libro ha molti tratti che richiamano al genere thriller /dramma psicologo, per questo sicuramente lo consiglio agli amanti di questo filone. Inoltre potrebbe risultare una lettura interessante anche per chi ha letto/visto Dobbiamo parlare di Kevin, opera di Lionel Shriver.

In generale è un romanzo che ha del potenziale e mi sento in dovere di consigliarlo a tutti.

Ha scritto questo articolo Valeria