Titoli in inglese per restare a galla

articolo scritto da @madforbooks

Ciurma!

Benvenuti o bentornati su queste sponde. Sono felice di ritrovarvi sani e salvi e pronti ad una nuova avventura… L’ascolto di The Old Man and The Sea si è concluso tempo fa, tuttavia sono una fanatica sostenitrice della coerenza stilistica, perciò vi beccate un altro articolo a tono marinaresco.

DOVE CI ERAVAMO LASCIATI…

Ci eravamo lasciati con una serie di dritte salvagenti su come approcciarsi in sicurezza alla lettura in lingua (in Leggere in lingua: guida pratica per i naviganti). Abbiamo parlato di atteggiamento consapevole, di momentum, di semplici accortezze per la memorizzazione delle parole che non conosciamo, di strumenti utilissimi per la ricerca dei vocaboli, e di supporti che facilitano l’intero processo. Abbiamo anche avvicinato, in punta di piedi, la questione calda della scelta dei testi: brevi, già letti in italiano magari, possibilmente non di saggistica e abbastanza recenti. Abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per divenire skipper preparati, e ora siamo pronti all’evento che tutti aspettavate con trepidazione: il varo della nave.

IL QUADRO COMUNE EUROPEO DI RIFERIMENTO PER LA CONOSCENZA DELLE LINGUE


Prima però, per dover di completezza, credo sia giusto presentarvi il modello di valutazione impiegato nell’Unione europea nello studio delle lingue e che io stessa utilizzo riferendomi all’argomento.
Tra la fine degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90, il Consiglio d’Europa ha elaborato il Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER), in inglese Common European Framework of Reference for Languages (CEFR). Questo sistema valuta le abilità di chi studia una lingua straniera europea identificando sei livelli di competenza: A – Base; B – Autonomia e C – Padronanza. Ciascun livello si suddivide a sua volta in due sottolivelli A1 e 2, B1 e B2 e così via. A voler essere scrupolosi ci sarebbero anche ulteriori step intermedi, ma per ora fermiamoci qui.

Nella pratica però, cosa significa avere/essere una A, una B o una C?

Limitandoci alla sola comprensione del testo, il livello contraddistinto dalla lettera A indica una conoscenza elementare della lingua e la capacità di leggere testi semplici, con espressioni e lessico di uso quotidiano, frasi corte e stile per lo più paratattico. Al livello B corrisponde la capacità di fruire di testi più complessi, via via più astratti, con un vocabolario meno quotidiano e uno stile che inizia ad essere tendenzialmente più ipotattico.
Infine, con il livello C si attesta la capacità di comprendere un’ampia gamma di scritti complessi e dai significati talvolta impliciti, lessico anche iper tecnico, espressioni gergali così come auliche e costruzioni fortemente ipotattiche.


E TU CHE LIVELLO SEI? 

Nella scelta del testo in lingua dal quale cominciare la traversata diviene, perciò, di vitale importanza sapersi collocare entro questo sistema di riferimento sul quale mi sono basata per stilare una lista di suggerimenti. Perciò, prima di continuare, gettiamo l’àncora e mettiamoci alla prova. Online esistono diversi siti sui quali testare il proprio livello di partenza. Ve ne segnalo un paio, completamente gratuiti, il Cambridge English Assessment, 25 domande a scelta multipla senza limiti di tempo e il British School Test, 50 domande a scelta multipla da completare in 15 minuti. Fate il test, anche entrambi se siete curiosi di confrontare i risultati, non abbiate timore e non barate: una fotografia realistica del vostro livello è essenziale per poter scegliere il libro dal quale partire e non prendere un abbaglio.

Ed ora, appurato il punto di partenza, vento in poppa, si salpa!

A seguire vi presento qualche titolo per ciascun livello, commentando brevissimamente sinossi e stile, e riportandovi un piccolo estratto del libro. Avrete così una piccola anticipazione di quella che potrebbe essere la vostra esperienza di lettura in lingua qualora decideste di dedicarvi a quel dato libro.

LIVELLO A (1 e 2)

Come accennato la volta scorsa, quando la conoscenza dell’inglese è elementare, piuttosto che frustrarsi con testi che richiederebbero una costante ricerca lessicale, interrompendo continuamente la lettura, iniziate dalle basi. A questo proposito, ho selezionato, per i coraggiosi lupi di mare del livello A, due titoli più qualche bonus.

Il primo libro che consiglio per un debutto in lingua è Matilda di Roal Dahl. Devo aver prestato la mia copia a qualcuno che non me l’ha mai resa, o forse nella mia sbadataggine, è andata persa in uno dei numerosi traslochi nei giorni dell’università. Resta il fatto che il romanzo di Dahl è stato il mio primissimo approccio alla lettura in lingua e, guardando a come sono poi andate le cose, direi che è stato un avvio fortunato.

Matilda, lettrice insaziabile, è una bambina estremamente intelligente. I suoi genitori non sono dello stesso avviso, ritenendola una bambina piuttosto noiosa. La piccola ripone nella scuola grandi speranze e si aspetta di sentirsi finalmente compresa tra banchi e libri di testo. L’esperienza si rivela invece piuttosto spiacevole visto che la direttrice, Miss Spezzindue, odia i bambini, soprattutto i saputelli come lei.
Cosa farà Matilda? Posta di fronte a questa sfida, la bimba scoprirà di avere risorse potentissime da impiegare contro la perfida direttrice.

Da questo tenerissimo romanzo è stato tratto anche un film che, ne sono certa, avrete visto almeno una volta nella vita.
Lo stile è semplice, accessibile e le frasi sono brevi. Il lessico non vi porrà troppe difficoltà poiché anche i termini meno comuni sono inseriti in un contesto facilmente decifrabile.

“So Matilda’s strong young mind continued to grow, nurtured by the voices of all those
authors who had sent their books out into the world like ships on the sea. These books gave Matilda a hopeful and comforting message: You are not alone.”

Un altro testo di Dahl, egualmente accessibile, è The Witches che presi in prestito da un’amica (e io li restituisco sempre!).

La storia è ambientata in parte in Norvegia e in parte nel Regno Unito e racconta le esperienze di un bambino inglese e della nonna di origini norvegesi alle prese con le società segrete di streghe che infestano ogni paese. Le streghe infatti hanno la capacità di farsi passare come normalissime cittadine, ma in realtà continuano a tramare, in segreto, per distruggere i loro nemici giurati, i bambini.

“She might even be your lovely school-teacher who is reading these words to you at this very moment. Look carefully at that teacher. Perhaps she is smiling at the absurdity of such a suggestion. Don’t let that put you off. It could be part of cleverness.
I am not, of course, telling you for one second that your teacher actually is a witch. All I am saying is that she might be one. It is most unlikely. But—here comes the big “but”—not impossible.”

Tra il livello A e B vi lascio un altro paio di titoli da prendere in considerazione. Iniziamo con Alice’s Adventures in Wonderland di Lewis Carroll. Da quest’opera della seconda metà dell’800, sono stati tratti cartoni animati, film, fumetti, e chi più e ha più ne metta, perciò vi risparmio anche la più striminzita delle sinossi.

 Il lessico del testo originale è lievemente più complesso, proprio perché l’opera è datata 1865, ma le frasi restano brevi, facilmente decodificabili.

“Would you tell me, please, which way I ought to go from here?”
“That depends a good deal on where you want to get to,” said the Cat.
“I don’t much care where–” said Alice.
“Then it doesn’t matter which way you go,” said the Cat.
“–so long as I get SOMEWHERE,” Alice added as an explanation.
“Oh, you’re sure to do that,” said the Cat, “if you only walk long enough.”

La mia copia ingiallita, acquistata nel 2010, riporta le annotazioni, gli appunti e le sottolineature fatte durante la lettura.

Vi esorto a trattare questi testi, soprattutto se siete dei neofiti della lettura in lingua, come vero e proprio materiale di studio. Non abbiate paura: usateli davvero, non si offendono e voi imparerete tantissimo.

Mezzo step ancora sopra, a parer mio, si attesta Animal Farm, una novella di George Orwell. Altro libro del cuore, letto e riletto non so più ormai quante volte. Satira spietata sull’influenza corruttiva del potere, è una buona lettura per alzare il tiro e proiettarsi verso il livello B. La difficoltà, qui, non sta tanto nel lessico quanto nel cogliere il tono della narrazione caustica, sarcastica di Orwell.

“The Seven Commandments:
Whatever goes upon two legs is an enemy.
Whatever goes upon four legs, or has wings, is a friend.
No animal shall wear clothes.
No animal shall sleep in a bed.
No animal shall drink alcohol.
No animal shall kill any other animal.
All animals are equal.”


 
LIVELLO B (1 e 2)

Approdati al livello B, gestite il timone con una certa spavalderia in acque calme. Siete nel vostro habitat, ed è lì che si cela il pericolo! Il livello B è quello dove si tende a stanziare più a lungo.
È la zona di comfort: siete in grado di capire e leggere un po’ di tutto, vi perdete qualche pezzo ogni tanto, ma non siete più così dipendenti dal vocabolario poiché vi servite del contesto egregiamente.
A questo punto tirare i remi in barca sarebbe la soluzione più comoda perciò vi serviranno parecchio coraggio e tanta voglia di migliorare ancora per continuare a veleggiare. Non è questo il momento di abbandonare il dizionario sullo scaffale (spoiler: non lo sarà mai); tenetelo vicino piuttosto e sfidatevi con nuove letture, via via più articolate e corpose.

Per aiutarvi nell’impresa ecco qualche testo che potrebbe fare al caso vostro, marinai B.

Il primo è They both die at the end di Adam Silvera. Uno young adult, tenero e coinvolgente. La narrazione è fluida, la trama molto originale si fa seguire agilmente.

Silvera racconta l’ultimo giorno di vita di Mateo e Rufus. Sono due perfetti sconosciuti, ma, per motivi diversi, cercano entrambi di farsi un nuovo amico nel loro End Day. Esiste un’applicazione a questo scopo e attraverso di essa, Rufus e Mateo s’incontrano per vivere un’ultima grande avventura.

“I cannot tell you how you will survive without me. I cannot tell you how to mourn me.
I cannot convince you to not feel guilty if you forget the anniversary of my death, or if  you realize days or weeks or months have gone by without thinking about me. I just want you to live.”

Essendo i due protagonisti giovanissimi, il linguaggio impiegato dall’autore nel riprodurre ragionamenti e dialoghi è spesso molto colloquiale con l’impiego di frasi idiomatiche, phrasal verbs, termini e modi di dire propri di un registro quotidiano, familiare.
Nonostante l’apparente semplicità, è proprio questo genere di narrazione, intriso di normalità, a rappresentare lo scoglio più grande e sottovalutato. Tieni duro e prosegui. Lo sforzo all’inizio sarà innegabile, ma acquisire dimestichezza con questo registro ti sarà utilissimo anche per la fruizione di serie tv e film in inglese!

Proseguo la carrellata con un libro un po’ particolare che, da appassionata di mitologia greca, mi ha tenuta incollata alle pagine. Mi riferisco a The Silence of the Girls di Pat Barker.

Dopo un anno di assedio, lo scontro tra greci e troiani per la restituzione di Elena non sembra ancora destinato a risolversi. Nel campo acheo giunge l’ennesimo bottino di guerra, stoffe e preziosi certo, ma anche prigionieri. Tra questi, la principessa Briseide diviene schiava di Achille.
Attraverso gli occhi della giovane, Pat Barker regala una voce ai personaggi meno approfonditi da Omero, le donne, mostrando la vita -o quello che ne resta- di chi diviene oggetto nelle mani del vincitore.

La storia è ben nota a tutti, eppure risulta potentissima, struggente in più di un passaggio, tanto da non riuscire a interrompere la lettura se non in fondo.

“Yes, the death of young men in battle is a tragedy – I’d lost four brothers, I didn’t need anybody to tell me that. A tragedy worthy of any number of laments – but theirs is not the worst fate. I looked at Andromache, who’d have to live the rest of her amputated life as a slave, and I thought: We need a new song.”

L’unica evidente difficoltà che mi sento di segnalare qui è l’impiego di termini poco conosciuti afferenti all’ambito militare: armi, tipologie d’imbarcazioni antiche ed equipaggiamento vario. Niente che possa far desistere dei valorosi condottieri come voi.

A cavallo tra B e C, vi suggerisco The Wonder di Emma Donoghue, l’autrice di Room, da cui è stato tratto l’omonimo film che è valso l’Oscar all’attrice Brie Larson.

Ambientato nel 1859 in Irlanda, narra le vicende di un’infermiera inglese, Lib Wright, che viene convocata in un piccolo villaggio per osservare ciò che alcuni sostengono essere un’anomalia medica o un miracolo – una ragazza che si dice sia sopravvissuta senza cibo per mesi. Cosa scoprirà l’infermiera? La piccola Anna O’Donnell è davvero un prodigio o qualcos’altro può spiegare questo fenomeno?

A queste domande risponde il romanzo della Donoghue che ha spesso il sapore di un thriller. Red flag per le parole di oggetti in uso nel 1800 e per qualche termine medico disseminato qua e là.

“How could the child bear not just the hunger, but the boredom? The rest of humankind used meals to divide the day, Lib realized – as a reward, as entertainment, the chiming of an inner clock. For Anna, during this watch, each day had to pass like one endless moment.”

Ad un soffio dal livello C, tuffatevi su The Unseen World di Liz Moore.

Ada ha dodici anni e vive con il padre adottivo David a Boston, un professore di informatica stimatissimo nel suo campo. Una vita perfetta finché David non comincia a dimenticare le cose. Con l’arrivo della diagnosi di Alzheimer, lo stretto legame di Ada con il padre viene reciso bruscamente. Nel tentativo di lasciarle qualcosa di sé, David crea per Ada un floppy disk criptato per mostrarle un passato che non ha mai voluto rivelare prima.

“Only humans can hurt one another, Ada thought; only humans falter and
betray one another with a stunning, fearsome frequency. As David’s family
 had done to him; as David had done to her. And Ada would do it too. She
would fail other people throughout her life, inevitably, even those she
 loved best.”

Un romanzo di cui ho adorato la trama originalissima e la prosa raffinata.
Tutti i personaggi, infatti, si esprimono in maniera articolata ed essendo la
 decodifica di un messaggio criptato il fulcro della narrazione, ogni parola della Moore assume vitale importanza per la piena comprensione del testo.


LIVELLO C (1 e 2)

Le sponde dell’Isola del Tesoro sono visibili a occhio nudo ormai. Il timone è praticamente un’estensione dei vostri arti superiori, conoscete i venti e li sfruttate a vostro vantaggio, interpretate i segni del cielo, le nubi e le costellazioni da meteorologi e navigatori di rara abilità.
A questo livello si macinano testi con una certa frequenza, di lunghezza anche ragguardevole e sui temi più disparati; anch’io faccio parte di questo equipaggio da qualche tempo, nello sforzo costante di gestire testi sempre più tecnici.

Giusto qualche mese fa mi sono imbattuta in una delle letture che più mi hanno messo alla prova. Mi riferisco a We need to talk about Kevin di Lionel Shriver.

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WE NEED TO TALK ABOUT KEVIN – Lionel Shriver @serpentstail 📚 Pubblicato nel 2003, questo romanzo ha scosso l’opinione pubblica e ottenuto un enorme successo, conquistando l’Orange Prize nel 2005 (attualmente Women’s Prize for Fiction). Le premesse sono chiare dal principio: in un tristemente noto giovedì, è avvenuto qualcosa di tremendo e Kevin ne è stato indiscusso sceneggiatore, regista e protagonista. Redatto in forma epistolare, la voce narrante è quella di Eva Khatchadourian, madre di Kevin, che ripercorre la sua vita da adulta nelle lunghe lettere indirizzate al marito Franklin. La donna inizia tornando agli albori del loro rapporto, descrivendo le gioie della convivenza, la passione per i viaggi e per la sua professione. Di contraltare, ai ricordi felici e spensierati legati alla vita di coppia, le lettere si incupiscono accennando alla maternità. Eva, non si nasconde, non edulcora la narrazione e mette per iscritto le angosce legate alla sofferta decisione di avere un figlio. Che sia stata proprio l’avversione di Eva a diventare madre a fare di Kevin un bambino, prima, ed un ragazzo, poi, così disturbato? 496 intensissime pagine che tentano di rispondere alla domanda delle domande: si nasce cattivi o vi si diventa? La lettura di questo libro, meraviglioso in tutta la sua drammaticità, mi ha tormentato per quasi tre mesi. La prosa è eccezionale, vivida, ricca di vocaboli inusitati preziosissimi, e al contempo sfidanti, per un lettore non madrelingua. E la trama, per quanto coinvolgente, si trascina dietro un carico emotivo importante, un dolore ed un senso di colpa acuti, insanabili, che non accennano a quietarsi. Per questa ragione, ho dovuto centellinarne le pagine, alternandolo a letture meno cupe, poiché il peso delle parole di Eva nel ritrarre la malvagità sinistra del figlio tendevano a rimbombarmi nella testa per ore. Un testo polarizzante che spinge il pubblico a parteggiare, a sposare le ragioni della madre o a respingerle, a condannare Kevin, o a giustificarlo, nell’eterna lotta “natura contro educazione”. Io mi sono schierata. Non vi dico con chi. . ~ Più informazioni nei commenti

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A questo testo, sul quale ho scritto anche su @madforbooks, ho dedicato quasi tre mesi. Chi mi conosce sa che è un periodo assurdamente lungo per me, eppure, tanto c’è voluto per concludere questo romanzo straordinario. Al di là del tema tristemente noto dei massacri scolastici statunitensi (school shooting) nelle scuole statunitensi che, da sempre, mi angoscia in maniera indicibile, lo stile, le scelte lessicali, la costruzione dei periodi fortemente ipotattici, mi hanno costretta a frequenti interruzioni, ricerche e rewind.

“Because let’s talk about power. In the domestic polity, myth dictates that parents are endowed with a disproportionate amount of it. I’m not so sure. Children? They can break our hearts, for a start. They can shame us, they can bankrupt us, and I can personally attest that they can make us wish we were never born. What can we do? Keep them from going to the movies. But how? With what do we back up our prohibitions if the kid heads belligerently for the door? The crude truth is that parents are like governments: We maintain our authority through the threat, overt or implicit, of physical force.”

Era tanto tempo che non mi trovavo con l’acqua così alta alla gola e, da masochista, m’è piaciuto tantissimo.
Ho capito che ho ancora svariate miglia da percorrere e che, allo stesso tempo, sono più forte della tentazione di accontentarmi della prima spiaggia a portata di mano. Posso e sono ancora disposta a sfacchinare col mio inglese. Si continua il viaggio!

Un altro testo più che consigliato, miei compagni di ventura, è l’intramontabile  The Handmaid’s Tale, nato dal genio di Margaret Atwood. Quando attorno al  libro c’era ancora poco hype e di serie televisiva non si parlava neppure, una carissima amica, allora studentessa in lingue e letterature straniere, mi suggerì questo distopico disturbante ed affilato.

Ambientato in uno stato totalitario noto come Gilead -che corrisponde più o meno al territorio del New England-, il governo degli Stati Uniti è stato rovesciato. Al posto della federazione di stati che conosciamo, c’è una teocrazia crudele, patriarcale che soggioga le donne. Il libro dell’autrice canadese non è che la narrazione del tentativo di alcune di loro di resistere e riappropriarsi della loro individualità ed indipendenza.

“But remember that forgiveness too is a power. To beg for it is a power, and to withhold or bestow it is a power, perhaps the greatest. Maybe none of this is about control. Maybe it isn’t really about who can own whom, who can do what to whom and get away with it, even as far as death. Maybe it isn’t about who can sit and who has to kneel or stand or lie down, legs spread open. Maybe it’s about who can do what to whom and be forgiven for it. Never tell me it amounts to the same thing.”

Un romanzo da pelle d’oca la cui difficoltà credo vada ascritta alla complessità di un sistema politico e sociale assai articolato e all’utilizzo di formule linguistiche che strizzano spesso l’occhio ai testi biblici.

Un ultimo suggerimento prima di darvi appuntamento al prossimo articolo è The Minds of Billy Milligan di Daniel Keyes, doloroso resoconto del più notevole e straziante caso di personalità multipla mai registrato. Da questo titolo è stato tratto il film Split.

“Is life worth living in the jaws of society’s trash can for misfit minds? What can I possibly achieve or contribute to mankind in this steel and concrete box with a damn loud laughing wall that moves? Just give up?”

Riportando spesso trascrizione di appunti e report medici, vi troverete di fronte ad una terminologia piuttosto tecnica. The Minds of Billy Milligan è una lettura trascinante ed immersiva se desiderate qualcosa fuori dal comune eppure reale.

Detto ciò, spero di avervi fornito una lista ragionevolmente nutrita di titoli da cui attingere per dedicarvi alla lettura in lingua. Resta sempre valido il consiglio di riprendere in inglese i vostri libri del cuore, riscoprendoli sotto una nuova luce.

Che voi siate ad un livello base o avanzato, come dico sempre, l’importante è leggere. Insistere, provare, rischiare di affogare magari but never, ever give up.

E tu, hai già vissuto l’esaltante avventura della lettura in lingua? È stato semplice iniziare? Hai trovato con facilità il testo da cui partire? Se fosse tu a dover indicare 3 titoli consigliati per ciascun livello, quali sceglieresti?

Articolo scritto da Chiara