La trilogia de “La notte dell’inverno”

“…dove la terra incontra il cielo”

Articolo di @dietrolestorie

Premessa

Tutto cominciò alle scuole elementari, quando mi ritrovai in mano un’oscura raccolta di racconti sconosciuti.
La maestra aveva organizzato una sorta di mini-biblioteca per la nostra classe e a turno, noi piccoli studenti dovevamo scambiarci i pochi volumi a disposizione. Da avida giovane lettrice, non potevo esserne più felice.

Il libro che mi capitò in sorte per primo si intitolava Fiabe Russe. Parlava di valorosi guerrieri, uccelli di fuoco e bambole di neve che prendevano vita.
Era tutto così diverso dall’immaginario fiabesco a cui ero abituata, forgiato dalle storie dei fratelli Grimm, da quelle di Hans Christian Andersen e dagli adattamenti cinematografici della Disney.
Ne rimasi incantata.

In seguito sono arrivati altri libri, i primi romanzi, i classici e la mia fascinazione per il folklore russo si è assopita, dimenticata come un antico tesoro in una caverna buia…

… fino a poco più di un anno fa, quando ormai ultra-trentenne, mi sono imbattuta per caso ne L’orso e l’usignolo, di Katherine Arden. Navigavo nel mare dei titoli di Goodreads e credo sia stata la copertina ad attirare la mia attenzione: lo sfondo blu di una notte gelata e una figura femminile che avanzava sulla neve. Dovevo saperne di più e mi sono precipitata a leggere la trama:

“In uno sperduto villaggio ai confini della tundra russa, l’inverno dura la maggior parte dell’anno e i cumuli di neve crescono più alti delle case. Ma a Vasilisa e ai suoi fratelli non importa, perché adorano trascorrere le notti riuniti accanto al fuoco, ascoltando le fiabe della loro balia. Vasya ama soprattutto la storia di Frost, il demone invernale dagli occhi blu, che appare nelle notti gelide per reclamare le anime incaute. Per questa ragione i saggi russi lo temono e onorano gli spiriti affinché proteggano le loro case dal male. Quando però la matrigna di Vasilisa, donna devota e cresciuta in città, proibisce a lei e ai suoi fratelli di onorare gli spiriti domestici, la sfortuna si abbatte sul loro villaggio. Vasilisa prova a ribellarsi alle proibizioni della matrigna ma quest’ultima si mostra determinata a educare la figliastra ribelle, minacciandola di darla in sposa o di rinchiuderla in un convento. Mentre le difese del villaggio si indeboliscono e gli spiriti della foresta si avvicinano, Vasilisa dovrà fare appello ai doni pericolosi che possiede, e che ha a lungo tenuto nascosti, per proteggere la sua famiglia da una terribile minaccia…”

Sono bastate queste poche righe perché il ricordo della bellezza delle leggende di quella terra lontana si risvegliasse con prepotenza. Era fatta: L’orso e l’usignolo doveva essere mio.
Avrei seguito quella figura di donna che camminava nelle valli innevate della tundra russa, nella notte buia.

Mai avrei immaginato che Vasya e le sue avventure sarebbero diventate per me una così grande fonte di gioia, di dolore e di profonda ispirazione.

LA SERIE

L’orso e l’usignolo è il primo volume della trilogia de La notte dell’inverno, seguito da La ragazza nella torre e da L’inverno della strega, tre romanzi molto diversi per ritmo e contenuti, che si completano tra loro e che raccontano una storia avventurosa, dall’atmosfera incantata e dal significato profondo.

Vorrei fornirvi alcune valide ragioni per leggere questa saga, per sceglierla tra le migliaia a nostra disposizione. Voglio provare a parlarvi in modo trasversale di tutti e tre i volumi evitando ogni tipo di spoiler, nella speranza di riuscire a darvi una visione completa della storia, senza peccare troppo di superficialità.

Spero di riuscire nell’impresa. Comiciamo!

Cinque buoni motivi per leggere la trilogia de La notte dell’inverno.

1.Vasilisa Petrovna/Vasya, la protagonista.

Vasya non fa parte del gruppo dei cosiddetti personaggi femminili forti, che a un certo punto della narrazione diventano invincibili e sicuri di sé, pronti a sgretolare in una mossa qualsiasi tipo di problema, o di nemico.

Vasya è lontana dagli stereotipi a cui in certo tipo di letteratura Fantasy ci ha abituato. Il suo personaggio ha uno sviluppo lento, segnato da passi falsi, sbagli, errori irrimediabili. Il suo percorso non è lineare e dubbi e rimorsi la accompagnano lungo tutto il suo tragitto. Vasya cade e si rialza. Impara, cade ancora. Prende consapevolezza e cresce.

I suoi poteri non sono illimitati, non senza le dovute conseguenze. Vasilisa segue con coraggio e a volte con sventatezza le sue scelte, pronta a pagarne il prezzo in lacrime, sudore e sangue.

È una ragazza forte e caparbia, è una strega, ma è soprattutto semplicemente, meravigliosamente umana, una donna dallo spirito indomabile e indipendente che deve combattere sia contro i pregiudizi che la vogliono vedere bruciare su un rogo, sia contro i vincoli imposti alla condizione femminile, che la vogliono o sposa, o prigioniera tra le mura di un convento.

“Strega… Chiamiamo in questo modo le donne come lei, perché non abbiamo altri nomi.”

La strenua lotta di Vasya verso l’affermazione di sé e verso la libertà senza compromessi mi ha profondamente commosso e ispirato.

2.Gli antagonisti.

Così come la protagonista, anche gli antagonisti de La notte dell’inverno hanno un arco evolutivo (o involutivo) complesso. Sono ambigui, fallaci e animati da motivazioni forti in accordo con la loro visione del mondo. Niente li protegge dall’errore, dalla sconfitta e dal dolore, neppure la loro natura divina.

L’Orso, Re del Caos, è uno tra i villain meglio costruiti e più affascinanti che io abbia mai incontrato nella mia vita di lettrice e amerete odiare Konstantin. Il suo tormentato rapporto con Vasya vi ricorderà quello di Frollo ed Esmeralda nell’opera Victor Hugo “Notre Dame de Paris”, una delle tante ispirazioni dell’autrice.

3.La prosa di Katherine Arden.

“L’orso e l’usignolo” è un romanzo di debutto, ma la penna della Arden non ha nulla di dilettantistico. È matura, abile, misurata.

Fin dalle prime pagine, l’autrice utilizza con sapienza l’espediente del racconto nel racconto e attraverso la voce della balia Dunya davanti al focolare, ci introduce nel mondo delle credenze popolari della Rus’ medievale del 1300.

L’uso della terza persona onnisciente, la prosa lirica che dipinge le scene e il lento progredire dell’azione contribuiscono poi a immergerci ancor più in un ambiente fiabesco dal sapore antico.

Nel corso della trilogia, il ritmo cambia drasticamente e già dal secondo volume l’azione si fa incalzante e movimentata, ma la narrazione si mantiene in perfetto equilibrio tra romanzo storico, Fantasy classico e folklore. 

4.Ambientazione e atmosfera.

La Russia medievale descritta da Katherine Arden, non è un semplice scenario che fa da sfondo agli eventi narrati, ma una vera e propria protagonista della storia.

Ne percepiamo la presenza nel gelido respiro del vento invernale nelle foreste, attraverso il freddo bruciante della neve e l’afa dei campi di grano a mezzogiorno in estate, nella vita che brulica nelle sue città, tra il fango, i mercati e i palazzi sontuosi.

È una Rus’ vivida e pulsante, popolata da creature magiche di ogni foggia, da animali straordinari, da spiriti antichi, non ultimo l’insondabile Re dell’Inverno, il misterioso Morozko.

Storia e magia si fondono indissolubilmente, in un’atmosfera incantata e profondamente immersiva.

5.Temi e messaggio.

I temi trattati nella saga de La notte dell’Inverno sono molteplici. Oltre all’emancipazione legata alla condizione della donna, già citata in precedenza e raccontata magistralmente soprattutto nel secondo volume, vale la pena citarne almeno alcuni altri: la dinamica tra paura e potere, l’incontro controverso tra i dogmi religiosi e i riti antichi e infine la dualità (non è un caso che Morozko e l’Orso siano due gemelli) e la riconciliazione.

Ed è forse quello legato a questi ultimo tema, il messaggio più bello di questa storia. Vasya è infatti portatrice di un potente messaggio di riconciliazione, fin dal suo nome che cancella la dicotomia classica del maschile e del femminile.

Caos e ordine. Magia e realtà. Religione e credenze popolari. Presente e passato. Luce e oscurità. Vasya ci invita ad abbracciare le nostre contraddizioni, ad accettare la nostra ombra, che se non riconosciuta e accolta, prima o poi ci annienterà con rinnovata forza, sia come singoli che come collettività.

Solo riconciliandoci con noi stessi, col nostro passato, col nostro prossimo e col mondo che ci circonda, saremo davvero liberi.

***

Se già non conoscevate questa meravigliosa saga, spero davvero che questi cinque buoni motivi siano riusciti a incuriosirvi.

Leggerete la trilogia de La notte dell’inverno? Cosa ne pensate? Siete pronti a seguire Vasya “fino ai confini della terra”?

Fatecelo sapere nei commenti.

Articolo scritto da Serena